La valigia dimenticata (2014)

Ho trovato a casa di mio fratello una valigia piena di lettere. Lettere indirizzate a me e datate dal 1971 al 1981, provenienti da una quarantina di persone differenti.
A parte poche di queste persone che conosco bene e con le quali sono ancora in contatto, più o meno frequente, molte sono completamente scomparse dalla mia memoria, sollecitando quindi il dubbio: è la mia memoria che col tempo si è così affievolita oppure con queste persone non c’era poi un rapporto così profondo? O, peggio, di queste persone non mi importava poi così tanto?
In due giorni ho riguardato tutte le lettere, sperando che i frammenti di discorso da una all’altra finissero per ridarmi un’immagine completa, come le tessere di un puzzle che man mano cominciano ad avere senso.
Con alcune di queste persone corrisposi per un paio d’anni, quindi una certa continuità nel discorso dopo un po‘ si comincia ad intravvedere.
Molte di queste persone avevano risposto ad una mia lettera pubblicata su una rivista che si chiamava Ciao 2001 (http://it.wikipedia.org/wiki/Ciao_2001) della quale ho un vago ricordo come una versione annacquata di una delle riviste hippy californiane. Trattava di musica principalmente, ma anche, in modo un po‘ ingenuo e un po‘ parrocchiale, di soggetti sociali e politici d’interesse per gli adolescenti italiani del 1970. Inoltre la rivista dava spazio a lettere dei lettori, che spesso venivano usate come metodo di comunicazione e per fare nuove amicizie, in un’epoca ancora così lontana da facebook e social networking.
Non conservo alcuna memoria della lettera che scrissi, ma a giudicare dalle risposte, principalmente di ragazze, doveva essere una qualche patetica richiesta di soccorso da parte di un adolescente incompreso e deluso dalla società, dagli adulti e da amicizie superficiali. Va detto che queste lamentele, per quanto comprensibilmente tipiche in un adolescente, non avevano giustificazione nella mia situazione reale, visto che i miei genitori erano decisamente più aperti e tolleranti della media, avevo tanti buoni amici coi quali avevo opportunità di fare cose interessanti e creative e godevo di una buona dose di libertà. Comunque, si sa che l’adolescenza non brilla per oggettività. Mi viene il dubbio (forse il cinismo dell’età?) che sotto sotto l’intenzione della lettera fosse di trovare qualche nuova ragazza comprensiva e disponibile.
In ogni modo le lettere sono significative in quanto rivelano diversi aspetti della vita degli adolescenti di allora, inclusi dettagli che oggi sono impensabili e incomprensibili. Diverse delle ragazze che scrivevano chiedevano di rispondere mettendo sul retro della lettera un nome falso e femminile come mittente, poiché i genitori avrebbero sequestrato qualsiasi corrispondenza proveniente da uomini. Altre rispondevano a lunghi intervalli in quanto dovevano trovare modo di restare a scuola un po’ più a lungo o da un’amica con la scusa di fare i compiti per trovare il momento di scrivere senza essere osservate e censurate dai genitori. Altre rispondevano con ritardo poiché anche procurarsi la quantità minuscola di denaro necessaria alla carta, busta e francobollo era un problema non indifferente in un’epoca nella quale un giovane non possedeva denaro e dipendeva totalmente dai genitori.
L’idea di potersi incontrare un giorno di persona aveva dimensioni mitologiche e di sogno irrealizzabile. La rivista conteneva spesso articoli sui vari festival musicali negli US e Inghilterra, e le foto di tutti questi giovani insieme, senza sorveglianza, coi capelli lunghi, con vestiti decorati di fiori o addirittura senza vestiti… erano cose così lontane e aliene da assumere l’aura di favole fantastiche.
Una buona parte di queste ragazze con le quali corrispondevo vivevano in piccoli paesi del nord est Italia, Veneto, Trentino, Friuli, e questo pure è un dato degno di nota, con tutta probabilità nel meridione allora sarebbe stato impensabile per una ragazza leggere una rivista di quel genere, sarebbe probabilmente stata sequestrata immediatamente come immorale e pericolosa, o forse le edicole nemmeno la vendevano. Nelle città più grandi al contrario forse i giovani avevano molte più opportunità di incontrarsi di persona sulla via di scuola o nelle manifestazioni di piazza, che allora erano frequenti e luogo di incontro tra persone di mentalità e posizioni politiche simili, o ai concerti. Nei paesi della provincia i giovani che aspiravano a qualcosa di diverso erano sicuramente degli emarginati, derisi dai loro coetanei “normali”, ostracizzati e soffocati da insegnanti e genitori conservatori e completamente impreparati ai cambiamenti in corso.
Nella provincia del nord est inoltre la forte impronta del bigottismo cattolico aggiungeva un peso ulteriore di condanna che spingeva ogni espressione di evoluzione, in particolare delle donne, nella clandestinità.
Le lettere di queste giovani donne, di età dai 15 ai 17 anni, pur nella loro generale ingenuità, rivelano una gran voglia di cambiare, di sfuggire ad un destino grigio e preordinato che le vedeva già mogli obbedienti e madri devote, per sempre.
L’educazione di stampo cattolico repressivo si intravvede sempre appena sotto la superficie, così come il timore di essere scoperte e punite, ma allo stesso tempo c’è l’entusiasmo, la voglia di fare, il desiderio di libertà, i grandi sogni e le grandi illusioni, e un’atteggiamento buono e gentile.

Nel leggere le lettere mi è venuta una gran voglia di cercare di rintracciare queste persone, incontrarle e farmi raccontare la loro storia, cercare di scoprire cos’è rimasto del sogno, quante sono riuscite a sfuggire al meccanismo preordinato e costruirsi una vita soddisfacente, quante si riconoscono ancora in quegli ideali e cosa sono riuscite a trasmettere ai loro figli se ne hanno avuti.
Sono passati più di 40 anni, una vita, queste donne ora hanno tra i 55 e i 60 anni, ascoltare le loro storie oggi sullo sfondo di quelle lettere e dei loro sogni adolescenziali sarebbe vedere uno spaccato, intimo e vero, di uno dei periodi di maggior e più rapido cambiamento nella nostra società, e visto dal punto di vista delle donne, che ancor più degli uomini anelavano ad un cambiamento radicale, e che forse più degli uomini sono rimaste deluse dalla realtà che si è evoluta.

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