DeliriAlfabbetico (1980-2003)

A Deliriously Demented Italian Alphabetical Rap

Da declamare enfaticamente e ad alta voce!

A – attenzione: altri alti altari altalenano altrimenti assorti, assumendo astanti ansiosi, aspettando alterchi astiosi. Ah, Altamira, andrei ancora allegramente alla Associazione Alghe Asfittiche ad attendere arrivi altrimenti abbandonati, ad addolorarmi apertamente all’abluzione albina albeggiante attraverso avicoli alberghi. Attendere allunga anche altre attitudini, aberranti abitudini assolte all’alba, anziché addentrarsi all’arrembaggio, avvolgersi all’arena assolata, aspergersi all’acqua avvelenata, adulare adamantine attrici altissime, ahimé, ahimé… altrettanta allerta attesa avrà ancora attualità. Accidenti agli australopiteci, avrebbero ancora avuto altre aperture, altrimenti abbandonate, abbracciando altre antropomorfie alternative, avviando altalene avulse, aspergendo ampiamente asparagi americani ammuffiti. Attenzione! Abbiamo ancora alcuni anni avanti agli avi, avverse avventure avverranno, andranno ad aggiungersi alle altre attese arruffate, aggrappate alle ancore affondate, arrugginite, avvolte alle alghe articolate, arte antica allegramente aperta. Avvoltoi avveniristici alberganti alle Azzorre, affamati ancorché ansiosi, aprono asperità ansimanti anelando anelli analogici, altroché assolati alberghi avellinesi! Animosi alterchi attizzati appositamente alterano anime altezzose.
Atroce Atson, atroce.

B – balordi! Bevete bianche bevande biascicando bestialità, borbottando ben bene, brancando becere bagascie battute, bitorzoli bestiali bruceranno brevemente blandendo bastoni bitumosi. Betoniere bolsceviche batteranno blatte brulicanti brandendo brandelli brufolosi. Bravi balordi, bravi! Brutti beceri bacucchi blanditi, banditi balenanti ben brancolanti badando borse benedette. Battetevi, bendatevi, bucatevi!
Bestiale Batson, bestiale

C – cachiamo con coscienza ché Cagliostro considera con cura chi col culo coglie cavoli crudi. Chi caspita credi che ci colpisca col cubo cartaceo caldamente colorato? Conta chi crede cose chiaramente concrete, condizione cacofonica con conseguenze catastrofiche che costituiranno costruttivamente comunità cretiniste. Canaglie, crepate costipati, ch’io creda che cantare costi cento centesimi contorti! Chi crede che cotolette costantemente caramellate crescano cianotiche canticchiando coretti costaricani? Caldi concertini calzano cavoletti cicciotti; cercare ciclici corteggiamenti comporterebbe comprare certi calzoni cubani! Cosa cercheremo chiudendo case cubiche? Chi chiameremo caramente con cantici consolatori? Cosa comporta coricarsi convulsamente con conteggi contraffatti? Civilmente ci chiediamo che cosa cercare, che cosa comprare, che cosa coprire, con coscienza circoliamo composti, come cavalli castigliani corriamo, criticando chi chiacchera con cocciuti cretini, ciancicando ciabatte ciclopiche. C’è chi crede che classificare con criterio chiarisca cabale criptiche come cipolle cinesi, chi ci crede? Cespugli celesti circondano città cromaticamente cariche come chitarre, che casino! Con capre chiassose coloriamo casette carine, cerchietti che ci coronano con ciuffetti cotonati corrono circolarmente circondandoci come cowboys, coccolati come colombe. Circhi colombiani calpestano con cura campi cresciuti come cocomeri che cicalecciano come ciambelle, colpevoli come ciuchi, carenati come crespelle che calano celermente con cadute colossali. Come comunicheremo con chi ci chiede chiarimenti? Credere costa caro come cedere, concedere, conoscere, capire, considerare, cascare… Criticare concitatamente comporta che ci chiamino con criteri cinici compattati. Che cretinate che ci capitano continuamente, come comprenderle? Ci coinvolgono crisi che cacciano cruentemente coccodrilli cinofili che chiedono che cambi comitato compilatore. Casualmente chiamiamo colei che ci condusse con cura carezzevole, credendo che cosa compiuta capo conosca, che credulità! Cadremo come corvi colpiti casualmente con cattiveria celata con cura. Che cosa ci conviene coltivare? Che culto ci compenserebbe con chiarezza chiaroveggente colma come cassoni cappottati? Combinazioni calcolate con cura ci consentiranno cospicui compensi, crosticine croccanti, cime cangianti, carretti crepitanti, coltelli copti, cariole cigolanti, cenette coinvolgenti… Comunque continueremo con calma certosina colmando cuspidi cremose, cespugli commoventi come coriandoli callosi. Conigli che corrono come cavallette, criceti che cantano come cervi… che cosa capita? Chiediamo conferma!!
Considerevole Catson, considerevole.

D – dotiamo datteri dolomitici di diamanti demenziali datati, dovremmo decidere di danzare dodici diabolici deliranti duetti, distruggendo dieci decimi di disperazione, dando del dolore domato da destituire dentro duomi dubbi, deboli dicerie di dementi date. Diamo dadi dodecaedrici da decomporre davanti davanzali diritti, dromedari da diporto da dondolare dormendo davanti, dietro,dentro Doña Dolores… desideri descrivibili, diapason deliziosamente dolci. Diaspore demenziali dividevano dolorosamente devoti dediti da decenni. Deprimente divisione dei dati donati da Dei decisamente drastici. Decidiamo dove dormire domani? Dizione dialettica dichiaratamente diasporica, definizione della demenza demaniale. Domani diremo: domani daremo doviziosi doni delicati dedicati dolcemente dopo doverosi destini distrutti dai depositi domiziani di dieci decalogi demiurgici di Demetra, dea dispotica dai domini datati dentro dorati diademi dodecafonici.
Diabolico Datson, diabolico.

E – era estremamente estraneo ed empiricamente esperto, eppure elencò eventi evanescenti ed escogitò elusioni elementari. Ebbe esplicitamente erudizioni eclatanti esposte ed eventualmente esplose, eradicate espletando escatologiche escrementazioni, estrapolando essenze emollienti. Esalò espiando elaborate elucubrazioni. Essere esagerati è economicamente esasperante, eppure è erroneo esternare eterne emancipazioni esterne, eludendo evidenziazioni esclusivamente eversive. Evviva, esserci è essenzialmente educato, ed eventualmente esorbitante eppure esilarante. Emerite eminenze emancipate evolvono evoluzioni estremamente estatiche, eseguibili espressamente ed essenzialmente emorroidiche. Esistono errori esprimibili ed estinguibili? Eppure erano effetti evolutivi esplicitamente evitabili! Emerite emittenti emanano eccelsi escrementi evocando evi evanescenti! Eppure era evidentemente evitabile esporsi eroicamente esigendo espressamente esazioni esose ed etereogenee. Esprimersi empiricamente, eppure elasticamente, elude errori elefantiaci ed evita elucubrazioni eburnee esternate enfaticamente.
Euclidico Etson, euclidico.

F – forse finché Fred farà finta filerà finemente firmando falsi fidi; fermeranno forse figli fedeli facenti fronte formando falangi filistee? Finiranno fini fascie femminili friggendo fichi fuligginosi fra fave, fucilate, fucine fenomenali, feluche filanti financo fermate fuori Faenza? Feste fisiche finiranno forse formando frecciate furbissime, forse forgiando fosse fresche finché ferri fumanti fonderanno fermagli fantasmagorici. Fermatevi! Fate festa fintantoché filiamo fuori fumando fili fluorescenti fondando filiali finte, formando feticci fecondi, festoni frigolanti, frigoriferi fenomenali, fantocci fibrosi… faremo forse finta?
Fantastico Fatson, fantastico.

G – grosse gomme gongolanti gonfiavano gomito-gomito genuflettendosi graziosamente: gradirebbe grattarmi grossolanamente? Grufolò Gigia, già grattugiando grigie giacche granigliate. Gran Grisù, gridò gnomo Giobbe gemendo, gerontoscopicamente già gli gnocchi gli grondavano ghermendo ginocchi gracidanti, gracile germoglio gremito, gravido, groppa guarnita, granita gesuita granguignoleggiante!
Geniale Gatson, geniale.

H – Hu? He… H! Hemm… ha ha ha…

I – Imelda inviò inutilmente incaricati indiani in ispezione. In istanze irsute irredenti immacolati immolarono immagini inneggianti in interessanti intrugli idiomatici, idiosincrasie idiote isolavano itteri isotopici in incubatrici isteriche illibate. Istoriare impercettibilmente imeni illustri invogliava introspezioni intime invitando incunaboli inverecondi in incerte ipotesi ipertese. Incredibili irritazioni inondavano irriverentemente illazioni iettatrici. Immagineremo incommensurabili imperiture icone? Io ignoro incontri innocenti, inoltro impertinenti inchieste, invio insolenti inviti, istigo innaturali istinti, istillo immaturi incitamenti, inietto incidentali invidie, infine irrido intonazioni indiane, inflesse in incunaboli indoeuropei. Immaginando impossibili incontri iniziamo inpensabili immersioni in icone islandesi. Irsuti istrici incontrano impala impeccabili, impettiti in impressionanti infilate. Immediatamente intuii intricati intrighi, immonde invidie imperanti inverosimilmente inserite in incavi interni, invereconde inanità.
Indicibile Itson, indicibile.

L – la luna lumineggiava lasciando le lenzuola lentamente liquefatte, leccando labbra larghe, lisciando lascivamente le leccornie lasciate lungamente languide. Laghi lugubri lontano lesinavano le lucciole letargiche. Leoni libertini lavoravano lacerazioni letali levando lepri levantine: Li lasceremo liberi? Leonardo leniva lunghe lische levigate, lasciando lestamente le lande lombarde. La lasciai languidamente levigata, lisciando le lenzuola lanciate lontano. Leveremo lamenti liquidi, lamentando lontane lande lambite lentamente? Lasciatemi levare le labbra leccando limpide libagioni. Lupo lazzarone, levati la lana legata lungo la lenza lastricata. Liberate la lingua!
Lugubre Latson, lugubre.

M – ma magari mi mettessero mezzo matto meritorio mattiniero mentre mi mangio michette muffite, martoriate meteore migranti materializzate mimeticamente, mostriciattoli mocciosi miagolanti, merdine maltagliate messe misteriosamente ministre mandatarie, madonne miracolose mandate mercificando materassi malandati, morenti masse meticolose, meticcie meravigliose, malattie mentali, miserie mostruose. Mi mancano minuti molli, me misero, mi mancano monete metalliche, mi manca meno morire misconosciuto, ma meditativamente musicale, medievalmente maturo, mascolinamente marcio, melanconicamente meno male mia mamma mi mette merletti magnifici medicando malattie mai mediate mediocremente. Mondo mio, mi meraviglio mirabilmente ma mi manca molta mente. Mi manca molto mescolarmi mitemente mentre mi medito mollemente, man mano mutando, migliorando metafore mitologiche. Meraviglia! Mercurio mise mano mietendo mercificando ministri mostruosi! Mi manca moneta, mi metto meglio martellando mosche manieriste, mica male! Morti marcianti mietono messi maggesi mescolando miglio, mattoni, meloni, meringhe macilente. Mai miracoli menzogneri meritarono meno misericordia. Miseri maschilisti misogini!
Miracoloso Matson, miracoloso.

N – neanche noi non nuotiamo nella neve nordica né nel Nebraska né nel Nevada, nemmeno nel nosocomio nazionale “Norberto Narni”.
Non negate, noi non nazionalizziamo nemmeno nonna Natasha, nonostante notiamo nei nostri nasi notevoli narici, nevvero? Non navigate nei navigli nefandi, ne noterete novità nauseanti, non nominabili necrofilie nascoste nelle notorie natiche neglette, notizie neppure nuove, no non negate! Nel nuovo natante non nascondiamo negre nasute, non neghiamo nodi nefasti, ne naturalizziamo naturalmente nuvole nebulose.
Notevole Natson, notevole!

O – oltre oleati ologrammi Olof oltraggiava Ortlava ostentando obbligazioni obsolete. Osteggiare oltremodo Olaf oltrepassava ogni obbligo onorevole, oppure offriva opere oltranziste oberate ostetricamente oltreché obliquamente. Oleodinamicamente operosi, ovviamente operai oppressi, ondeggiavano onomatopeicamente ove ora ogni opera offendeva oneste offerte oniriche. Opere ondulate oltrepassavano ogni orizzonte. Orme ortogonali osteggiano ombrosi omoni ottusi. Orecchie oscene ornano ostensori ovali. Opere obsolete ostacolano ogni ora oracoli operosi. Operai ominidi occludono oltremodo ogni oratorio ortodosso. Ossa ossidate oscurano ossidiane oldouvaiane operando obliquamente.
Oh, Otson, oh!

P – pazzo pozzo pezzo pizzo puzzo: perbacco, parliamo per parole pesanti passando per paesi polacchi, paesaggi pieni, pascoli pianeggianti, pergole preziose per principi pignoli, passaggi, pertugi, pizzette puzzolenti per patriarchi pestiferi pesticcianti poveri pargoli pennuti, pestilenze passeggere per popoli pimpanti, papere precoci per puerpere pacifiche, pasticci prepotenti popolanti perdute praterie per preti petulanti… piantala per pietà!
Piccoli paperottoli piluccano pastarelle, pecorelle pasciute pascolano pacifiche, poche parole piovono picchiettando, perché perdersi per poche patetiche piagnucolose pene?
Poter pensare poco pretenziosamente potrebbe portare più profitto. Prolisso, pedante, pedissequo? Pensare per punti precisi, pochi profondi principii potrebbero proporre patti prolifici provenienti per passaggi paralleli, progressivamente progettati per produrre presenti profiqui, passati ponderati.
Passeggiare per prati poco popolati, palesemente pastorali, percorrere piste, passaggi, ponticelli pericolanti, per prodezza, per paura, per poter provare piacere.
Poco potrebbe produrre più pietà per poveri persi platonici, provocare perversa perdizione, popolare paesaggi per paonazzi pescatori polacchi, prede plagiate, pubertà proibite, posterità precorse. Precognizzate polluzioni presagiranno peggiori profondi patatrack! Potremo pensare per poco più? Perderemo punti preziosi? Pietiremo piadine pesanti? Potremo pagare per poche pietre porose per placche postume?
Pallidi pinguini paffuti passeggiano pacificamente pensando poesie pastorali, prenderanno piede? Paperi pigri prenderanno posto per pregustare potenti peperonate? Passerà purtroppo presto per poterci pensare più profondamente. Preziose pellicce per porche pelose pretenziose patetiche pupattole.
Perlamiseria Patson, perlamiseria.

Q – Quando questi Quaccheri quereleranno qualcuno qui querule questue quantificheranno qualifiche qualunquiste, qualunque quadro quieterà questi quattro quaderni quadrettati, quintessenti qui-pro-quo. Qualora questi quesiti quietassero qualche quaglia qui questioneremo quindi questue quaresimali; qualche quietanza? Quasi quasi questo qui quaglia quei quattordici questori, quintessenza quinquagesimale.

R – rigirando, ruotando, rotolando restiamo ritorti, remiamo rimorchiando resti rantolanti rimasti raccolti, ruvidamente ronzanti. Ritorneremo rapaci rampolli rampanti? Resteremo remoti raziocinanti? Ricorderemo rimarchevoli remore roboanti rateate rimanendo rovinosamente raggirati, raggelati, rappresi rimpiangendo Roma? Rodono rimorsi repressi raccolti ratealmente, regalati rapidamente, relegati religiosamente reconditi. Rimbombante refrain ritorna ramingo, remoto ritornello radiofonico risonante raucamente, rosso rutilante ramingo retroattivo, resta risolutamente ribaltato rivoluzionando reazionariamente reattori rumeni, revolvers rusi, rastrelli romaneschi, romanzi romantici, repressioni rivoltanti, rigurgiti ributtanti, rime ristrette. Restate, restate, rimuginate Rochefort rimarcato Rockefeller, Rolls Royces rozzamente ridotte, rotami rugginosi roboantemente rutilanti, rotoli rovesciati, riti ritorti ricordanti Rebecca.
Roboante Ratson, roboante.

S – sempre sognamo suoni soavi, sinuose sirene, sorrisi sornioni, segreti scrigni, secrezioni sotto scale scivolose, semolini sudati … Sognamo sani sonni sereni sul savio selciato, seppiato, scurito.
Siamo solo scemi senza soldi, senza saper se se saremo sempre sicuri sul suolo seminato, sarchiato, sfruttato senza sensibile sperimentazione, semplicemente sopraffatti, sudati, sedotti, sepolti sotto solidi silenziosi sproloqui separati sempre sul sottofondo salato, solare, sempiterno. Se solo si sentisse silenzio, se sapessimo scovare sicurezza, sensuale sobrietà sempre sognata, seguita, sofferta sin sul seducente sentiero solitario soffermandosi sovrappensiero. Sciabordano sugli scogli , sbattuti saltando senza senso, sensuali salami seduti su sdraie solatie si solluccherano saziamente. Salate silenti stese stanno seguendo segnali senza suono. Se Simone si sedesse sul sarcofago sicuramente si saprebbe spiegare segreti secolari sepolti sotto sedimenti sabbiosi, sempreché si sciogliesse Salamanca! Saremo seraficamente soddisfatti?
Superbo Satson, superbo.

T – Tanti tavoli tornavano tremanti tra tutti, temporaneamente trafitti. Ti trattano teneramente? Troppo, tragicamente, troppo teneramente trasportati tentando tutto tranne tegole travolgenti, trattori turbo, trappole tirolesi, tenute tacitamente, testardamente tradite tra trogloditi testardi. Ti troverai tanto tipicamente teppista, testamentariamente traslocato tra teste tonde tibetane. Televisivamente testimoniati troverai tre triangoli trasognati, testimoni tangibili tanto tassati, temuti tessalonici tramatori tendenti tra tazze, trespoli, tovaglie, tamburi timpanici tondeggianti tra tundre turgide, teppisti turchi, traveggole tempestive tirate tra trogloditi transoceanici. Trame temibili, turbe temporali, tutto troppo tremendo! Troppi tanghi travolgenti ti trascinano tra tende Tuareg tacitamente tese tra torri temibili.
Troppo Tatson, troppo.

U – un’unica umida ungherese ungeva unghie ululanti umettando umili utensili. Ustionare ulteriormente uova ultimamente uncinate urtava Ulla. Un utzbeco urlò: ultima uscita utile, unitevi umilmente urticandovi, unti ubriaconi ubiqui ululanti! Undici uragani urlarono unanimi: unitevi umanamente! Un untore urtò Ulderico umettando un ulteriore unguento urticante. Udite: un ultimo uncino urtò un undicesimo uovo.
Umiliante Uatson, umiliante.

V – volando verso Venezia vedevamo vele vaganti, volteggi voluttuosi, vaghe vestali vogliose, vagine vellutate, vergini vilipese varcanti voragini vegetali, vive versioni vocianti, vivaci veneziane verniciate. Verso Valventosa vennero virago violente… vai via, vai via verso Venezia vendicando vecchie verruche vanigliate, velenose vanità vizzite! Vedi volare ventagli vanitosi? Volteggia vanaglorioso, venendo via veleggiando variegatamente, vivace violento volpone vanaglorioso! Viscosità veramente valide verosimigliantemente verificate. Vari veleni vengono volutamente venduti, vigliacchi! Vertigini vorticose volteggiano verso versatili vie, viaggiando velocemente, via via veleggiando vetrificate, vere vestali violentemente vessate. Vagoni vuoti vi vedono vagamente, voi, vipere velenose, vasi versati, voraci vesciche, voti violati, vivete violentemente!
Valevole Vatson, valevole.

Z – zitti! Zappiamo zolle zazzerute, zecche zavorrate, zie zinnute, zootrope zitelle. Zappettando zittiremo zii zelanti. Zerbini zebrati zampettano zoppicando.
Zafferano, Zatson, zafferano.

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